Trekking nelle miniere
I cantieri di Rio Marina sono di proprieta’ del Demanio: e’ proibito accedervise non accompagnati da guida. L’unico modo per visitare le miniere e’ quindi iscriversi auno dei trek condotti dale guide del Parco: una camminata di 3-4 ore che si tiene ogni venerdì alle 15:00 (oppure, per gruppi, su richiesta). Siparte dal cantiere Bacino, uno dei piu’ antichi (iniziato probabilmente dagli Etruschi): e’ dotato di pannelli esplicativi e nella laveria si possono ancora ripercorrere le fasi di lavorazione del minerale, che qui veniva lavato con acqua pompata (prima a vapore, poi elettricamente) dal mare, 50 metri piu’ sotto. Seguendo lo sterrato di collegamento si sale quindi al cantiere Bottaccio (135 m), che si supera per puntare al cantiere Antenna (140 m).
Sulla strada si vede il rudere che ospitava i compressori: nel ‘900 i minatori usavano martelli pneumatici ada aria compressa, e i tubi di gomma che li alimentavano partivano dal casotto per serpeggiare in tutto il cantiere. Esaurito nel 1950 e usato come discarica per gli sterili di valle giove, il cantiere Antenna e’ oggi un panoramico spazio su Rio Marina e tutto il canale di piombino: nelle giornate limpide si vede la costa toscana. Di qui una breve salita porta al cantiere piu’ grande e affascinante: Valle Giove (100-210 m). Coltivato dal 1950 al 1981, e’ un grandioso anfiteatro a gradoni che intaglia la montagna per oltre 100 m d’altezza. L’odore di zolfo che aleggia nell’aria e’ quello della colpiapite, prodotto dal decadiemnto del minerale sottoposto all’azione degli agenti atmosferici. Da Valle Giove si devia per il cantiere Falcacci (120 m) per poi scendere dal cantiere Vigneria (35 m), che pure risale all’epoca etrusca e i cui edifici campeggiano solitari sul mare, suggestivi scheletri di archeologia industriale. Da Vigneria l’anello torna al cantiere Bacino sfiorando l’ottocentesca chiesetta dell’Annunziata, eretta come ex voto. Ma per chi vuole c’è la possibilita’ di un “allungo” (5 Km, 2h a/r) da Valle Giove a Rio Albano (140 m). Merita, assolutamente: anzitutto per la passeggiata in una macchia lussureggiante di pini, lecci, corbezzoli e finanche qualche eucalipto, con punti panoramici sul mare e, costanti, le tracce dell’antichita’ (un casotto di controllo, resti di rotaie e vagoncini della decauville che trasportava il minerale, ruote putrelle…); e poi per la miniera di Rio Albano, una gola vagamente invernale con il celebre laghetto rosso che spicca sulla sabbia nerastra del fondo.


