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mappa Elba




Isola di Ferro e Fuoco

Un paesaggio irreale nelle miniere del ferro

Il paese ha cadenze quasi liguri: casette pastello, vicoli lastricati, scalinate ornate di vasi fioriti. La vecchia direzione delle miniere, accuratamente restaurata, e’ oggi la sede del Parco minerario e del suo museo: teche ove fanno bella mostra di sĂ© gli straordinari minerali per cui l’isola d’Elba e’ famosa,e, in una sala, la ricostruzione di una galleria, con tanto di carrellino surotaie.

Una scenografia suggestiva, anche se, a

onor del venro, di miniere sotterranee all’Elba ce n’e’ una sola: quella del Ginevro, sulla penisola del monte Calamita. Comincia a quota 6 metri sul mare per inoltrarsi fino a 60 metri soto terra: in parte visitabile, col suo cunicolo attraversato dalle rotaie della decauville, da’ subito il sapore della miniera “vera”.

Ma le miniere elbane sono sempre state coltivate a cielo aperto. Vasti sbancamenti che hanno creato un paedsaggio irreale, straordinariom al punto di affascinare l’Unesco, che ha inserito le miniere di Rio Marina e Calamita nei siti geologici di rilevanza mondiale. Motivazione Sono “un esempio unico d’interazione tra l’uomo e un insieme di processi naturali inseriti in un paesaggio pieno di fascino e di attrattive”.

Per condividere quell’entusiastico giudizio basta iscriversi a una delle escursioni organizzate dal Parco mineario di Rio Marina. I cantieri sono anfiteatri a colpi di ruspa nel fianco del monte. I pini e la macchia – ginestra ed erica arborea, che prosperano su questi suoli poveri e acidi, ma anche corbezzolo, lentisco, cisto rosa – non hanno ancora ripreso pieno possesso dei terreni abbandonati dall’uomo. Qua e la’ si aprono incavi, come immani cucchiaiate totale al monte: sono i punti in cui il minerale e’ stato scavato fino all’esaurimento. Alcuni, rimasti vuoti, si riempiono d’acqua piovana e nel limo si vedono le impronte delle capre selvatiche scese a bere quelle acque color argilla. Altri sono stati colmati dalle scorie di altri cantieri e trasformati in piattaforme panoramiche sul mare. Valle Giove e’ la miniera piu’ grande. L’attivita’ e’ dura dal 1950 al 1981 (anno di chiusura di tutte le miniere elbane), ma in quei trent’anni l’uomo e’ riuscito a mangiarsi quasi mezza montagna. I gradoni si alzano uno sopra l’altro per 100 e piu’ metri. Sulle spianate il fango asciutto si spacca sotto il sole come un cretto di Burri. La roccia e’ un arcobaleno di colori che vanno dal giallo acido della copiapite al grigio canna di fucile delle “lenti” di ematite, passando per una varieta’ di arancioni non immaginabile altrove. Un odore di zolfo pervade l’aria: e’ la pirite scaldata dal sole. E, alla luce del giorno, tutto brilla: la strada, le rocce, il ghiaino, il fango secco; come se su tutto fosse stata sparsa polvere di diamante, o porporina a quintali. Sono i minuscoli cristalli di mica, di cui i minerali di Rio Marina sono ricchi, e che fanno di questo luogo il paesaggio piu’ lunare – o forse, dati i colori, marziano – che si possa vedre in Italia.

Quando le miniere erano attive, quel brillio era dappertutto “Chiunque si sia recato a Rio Marina non puo’ dimenticare il luccichio delle strade disseminate da miriadi di microscopici frammenti di questa ematite che tutto pervadeva, anche l’aria, e della quale alla sera ci trovavamo impregnati tutti i vestiti”. Un sottilissimo velo supericiale di goethite conferisce ai cristalli di ematite incredibili, quanto affascinanti, colori di irridescenza. Il giro delle miniere di Rio Marina ha una variante da non perdere: l’allungo (3 Km circa) fino alla miniera di Rio Albano. Si cammina attraverso la macchia fino ad una sorta di canyon dalle pareti rosseggianti dell’ormai familiare color ruggine. Sul fondo, riempito di una sabbia nerastra, si stende un lago dalle acque color sangue. E’ l’ematite che lo tinge in quel modo. E viene in mente la credenza degli antichi, secondo cui le miniere di ferro nascevano dove erano state combattute grandi battaglie: era il sangue dei caduti, filtrando nel suolo, a originare i giacimenti. La scienza medica on esisteva ancora, per confermare che il sangue e’ rosso proprio grazie al ferro contenuto nell’emoglobina; ma in chissa’ quale oscura maniera, i nostri antenati avevano gia’ capito che un iscindibile legame unisce il ferro alla vita dell’uomo.