L’ISOLA CHE SEMBRA MARTE
Con le sue miniere a cielo aperto e gli ex cantieri, il Parco minerario dell’isola d’Elba offre scorci degni del pianeta rosso.
Dal Monte Calamita si vede il mare. Non e’ una vetta molto alta: 413 metri. Ma guardando da quassu’, l’azzurro del Tirreno si stede a perdita d’occhio fino a fondersi col cielo. Sotto, la schiuma della risacca scontorna strisce di sabbia chiara e un’infinita’ di scogliere. Certo, sono altri lidi piu’ famosi dell’Elba – Lacona, Marina di Campo, Fetovaia, Cavoli, La Biodola….- ma per essere un giacimento non e’ davvero male.
Tutto il fianco sud dxel monte e’ terrazzato dagli bancamenti della miniera di Calamita. Ginestre e macchia hanno ricoperto gli scavi abbandonati, ma basta salire fino ai 280 metri del Poggio Polveraio e guardar giu’ per individuare i gradoni che scendono a mare. La miniera di Monte Calamita e’ uno dei cantieri dismessi che costituisacono il Parco minerario dell’Isola d’Elba: un parco nel parco ( quello nazionale, dell’Arcipelago Toscano), nato per conservare i resti non solo di un secolo di arrcheologia mineraria, ma di 2500 anni di cultura del ferro.
I primi a coltivare i giacimenti ferrosi dell’Elba orientale furono infatti gli Etruschi: per alimentare i fortni di riduzione, spogliarono l’isola di tutte le sue leccete; alla fine, il minerale venne traghettato a Populonia – la Bagnoli del I millennio a.C.- e lavorato li, usando il legname delle pinete maremmane. L’efficienza di quelle rudimentali fonderie era tale che i Greci, veleggiando al largo dell’Elba, la battezzarono Aethalia “la fuligginosa”. Dopo, uno salto di duemila anni: bisogna aspettare Napoleone Bonaparte per vedere ripartire l’industria mineraria. Questa volta con criteri “moderni” e con un capoluogo disegnato, Rio Marina, appena piu’ a nord del monte Calamita.
Isola di Ferro e Fuoco – Trekking sul Territorio – Scheda Minerali Elba


